Geologia della Sardegna
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La storia geologica della Sardegna è iniziata diverse centinaia di milioni di anni fa e comprende più periodi evolutivi che hanno determinato profondi cambiamenti (orogenesi Ercinica, orogenesi Alpina, Fossa Sarda, Rotazione del Blocco Corso-Sardo, Fossa del Campidano, etc.) da quando la futura isola era ancora un’area indistinta.
Questa storia è stata ricostruita attraverso studi multidisciplinari indirizzati alle diverse rocce che costituiscono l’attuale Sardegna e che sono molto diversificate in quanto generate da differenti fasi geologiche.
Geologia della Sardegna



In sintesi, questa storia si può riassumere in cinque periodi evolutivi principali, ciascuno marcato da una diversa fenomenologia e da una durata che via via si riduce nel tempo.
Il primo e più lungo periodo durante il quale l’area della futura Sardegna (così come quella della futura Corsica) si è geologicamente formata risale all’orogenesi Ercinica (Paleozoico) durante la quale si sono formate le rocce più antiche attualmente riscontrabili in Sardegna. Queste rocce costituivano un settore, ancora del tutto indistinto, dell’antico Continente Europeo.
La più gran parte di quelle che si sono formate in questa fase (es. rocce granitiche in prevalenza e rocce sedimentarie di copertura) hanno un’età compresa tra 500 e 250 milioni di anni e sono diffuse in tutta la Sardegna centro-orientale (Fig. 1).
Queste rocce, inoltre, sono del tutto simili a quelle presenti nell’attuale Provenza (Francia) e ciò conferma, appunto, l’appartenenza della Sardegna al Continente Europeo.
La fase orogenica ercinica ha anche prodotto importanti deformazioni tettoniche, fenomeni di metamorfismo e un diffuso magmatismo (intrusivo ed effusivo).
L’insieme di tutte queste rocce (“basamento sardo”) costituisce la più completa successione del Paleozoico tra quelle affioranti in Italia e per questo motivo riveste un ruolo chiave nell’interpretazione dell’evoluzione geologica dell’area Mediterranea centro-occidentale.
Successivamente (tra 250 e 50 milioni d’anni) la Sardegna ha partecipato ad una seconda fase evolutiva che ha portato alla costruzione della Catena Alpina (orogenesi alpina).
Tuttavia, i prodotti rocciosi che si sono formati da questa importante fase geologica non sono presenti sull’Isola ma si trovano esclusivamente nell’attuale Mar Tirreno, proprio ad est della Sardegna, come ad esempio nell’Isola Gorgonia e soprattutto in fondo al mare.
Le rocce di questa fase sono invece più diffuse nella parte nord-orientale dell’attuale Corsica (la Corsica “alpina”, appunto) con cui l’elemento sardo era in continuità. A partire da circa 50-25 milioni di anni fa, sul margine orientale del Continente Europeo, di cui la futura Sardegna faceva ancora parte, si impostano una serie di fratture profonde che provocano le prime separazioni di quel settore continentale marginale che in seguito al distacco costituirà il Blocco Sardo-Corso.
L’attuale posizione di questo blocco deriva, infatti, da un suo progressivo allontanamento dal Continente Europeo e da una successiva rotazione antioraria con il polo di rotazione in corrispondenza dell’attuale Golfo di Genova (creando, nel contempo, anche il Golfo Ligure).
La rotazione di tale blocco si è completata in tempi relativamente recenti (circa 16-12 milioni d’anni) determinando, così, l’attuale posizione delle due isole.
La deriva del Blocco Sardo-Corso è stata ricostruita attraverso numerosi studi anche se non sempre i risultati scientifici sono concordanti.
Tra questi studi i principali riguardano: (a) il paleomagnetismo delle rocce paleozoiche, (b) la correlazione di unità erciniche presenti nei Massicci dei Mauri ed Esterel, (c) la presenza in Sardegna di conglomerati di origine provenzale (Formazione Cixerri).
Essi, inoltre, hanno messo in evidenza che la natura delle rocce e le strutture geologiche principali della Sardegna hanno una loro naturale continuità nei massicci della Provenza, nella Montagne Noire e nel Massiccio Centrale.
Tutti questi elementi, attestano che il Blocco Sardo-Corso faceva parte della catena ercinica dell’Europa centrale (Zolla Europea) avvalorandone il distacco in tempi successivi.
Nelle ultime fasi di traslazione-rotazione del Blocco Sardo-Corso, in movimento verso est cioè verso la sua posizione attuale, si è formata una nuova struttura, ancora ben ricostruibile in Sardegna, nota con il nome di Fossa Sarda (quarto periodo evolutivo).
Questo nuovo elemento strutturale è allungato in senso N-S e caratterizza la fascia centro-occidentale della Sardegna (v. “Sardinia Trough” in Fig. 1). Questa fossa, corrispondente in realtà ad un nuovo bacino di sedimentazione (struttura depressa tipo “graben”) si è formata per una marcata attività tettonica di tipo distensivo (connessa cioè alla traslazione del blocco) che, a sua volta, ha favorito un’intensa attività vulcanica com’è dimostrato dalla vasta distribuzione di materiali vulcanici (primari) e vulcanogenici (derivati), intercalati nelle rocce sedimentarie.
Le rocce sedimentarie deposte in questa fossa, prevalentemente marine, sono rappresentate da argille, sabbie, marne, calcari, che però sono frequentemente associate a rocce di origine vulcanica come colate laviche e prodotti piroclastici (da basiche ad acide) che affiorano in ampie aree del settore centro-occidentale della Sardegna (Fig. 1).
Studi recenti sui prodotti vulcano-sedimentari che costituiscono il riempimento della Fossa Sarda per almeno 1.500 m di spessore, hanno messo in evidenza che durante la deposizione di queste rocce (all’incirca tra 19 e 16 milioni d’anni, Miocene inferiore p.p., Burdigalian) la rotazione del Blocco Sardo-Corso non era ancora completata.
In tempi ancora più recenti, nel Plio-Quaternario (all’incirca tra 5 e 2 Ma), una nuova fossa tettonica si forma tra il Golfo di Cagliari e il Golfo di Oristano noto con il nome di Graben del Campidano.
Questa nuova struttura si crea in parziale sovrapposizione con la precedente Fossa Sarda (Fig. 1) e in questa nuova depressione si depositano almeno 500 m di sedimenti prevalentemente continentali (quinto periodo evolutivo).
Come si è visto, le rocce della Sardegna hanno origini e tipologie molto diverse e, la Fg. 1 mostra, in forma schematica, la loro distribuzione areale.
In generale, si può considerare che la metà orientale dell’Isola come pure l’angolo di sud-est e di nord-ovest sono costituiti da un basamento metamorfico antico (Paleozoico), rappresentato da prevalenti rocce granitiche talvolta coperte da rocce sedimentarie più giovani (Mesozoico) di tipo carbonatico e da occasionali colate laviche (es. area di Orosei in direzione di Nuoro) di età molto più recente e cioè riferibili al Plio-Quaternario (ultimi 5 milioni di anni).
La restante metà occidentale della Sardegna, rappresentata largamente dalla Fossa Sarda, è nettamente separata dalla precedente da un brusco cambio morfologico evidenziato da ben visibili elementi tettonici orientati (scarpate di faglia allungate in senso N-S) e dalla marcata diversità delle rocce che determina anche un netto contrasto morfologico tra i due settori.
Un terzo e più limitato elemento è costituito dalla Fossa del Campidano che è una struttura orientata NW-SE e comprende una fascia dell’isola ai cui estremi si collocano Oristano e Cagliari (v. Fig. 1).
Questo terzo elemento ha un’età Plio-Quaternaria cioè ancora più recente (ultimi 5 milioni d’anni della storia geologica) e si sovrimpone parzialmente alla precedente Fossa Sarda.
Nella Fossa del Campidano si depositano sedimenti marini e soprattutto continentali e, a più livelli, si intercalano caratteristiche lave alcaline le quali formano spesso tipiche morfologie tabulari in cima ai rilievi che sono ben evidenti nel paesaggio sardo di quest’area.
L’aspetto attuale della Sardegna deriva dall’evoluzione, nel tempo, dei tre elementi descritti ma, soprattutto, dalla storia geologica recentissima (Pleistocene, ultimi 1,7 milioni d’anni) dominata dalla dinamica esogena (processi fluviali, eolici, glaciali, etc.) che hanno determinato l’attuale fisiografia a sua volta fortemente condizionata e modificata dall’intensa attività antropica.

Il contenuto della presente trattazione scientifica è opera del Prof. Francesco Guerrera dell' Istituto di Scienze della Terra dell'Università di Urbino “Carlo Bo”
E' vietata ogni riproduzione totale o parziale se non dietro espressa autorizzazione.







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